Domenico Morfeo: dal calcio all’imprenditoria

26.01.2014 18:36
Il mondo del calcio è un mondo ricoperto d’oro, dove i soldi girano eccome. Certo, questo non è valido per tutte le categorie, ma è sotto gli occhi di tutti che in Serie A e B le cifre siano astronomiche, per molti quasi immorali. C’è però un aspetto che spesse volte non viene preso in considerazione quando si giudica un calciatore, ovvero: una volta terminata la carriera, quali problematiche subentrano? La loro vita “agonistica” infatti, termina intorno ai 34/35 anni, i più fortunati e volenterosi arrivano a giocare fino ai 40, ma poi? Gli stipendi finiscono, certe cifre non vengono più percepite e chi non ha fatto una carriera alla Maradona o alla Totti ha bisogno di altro per poter tirare avanti.
A Parma vive un ex calciatore, uno che ha dato molto al calcio italiano, uno che probabilmente avrebbe potuto dare di più, sto parlando di Domenico Morfeo. Domenico, una volta finita la carriera prematuramente, ha deciso di investire i propri soldi gestendo hotel, collaborando nel settore delle sigarette elettroniche e aprendo uno dei ristoranti più frequentati di Parma, il Dolcevita. Nella seguente intervista da me realizzata, ho cercato di capire come mai, l’ex attaccante di Parma, Inter e Milan, abbia fatto certe scelte imprenditoriali e di vita, perché abbia scelto di investire proprio nella città emiliana e cosa lo ha portato a questo. Ne sono uscite fuori interessanti verità che riguardano non solo il mondo del calcio, ma anche aspetti quotidiani e comuni che quasi mai vengono considerati quando si parla di un calciatore: mantenere una famiglia, gestire il proprio denaro ed evitare che il successo si trasformi rapidamente in miseria.
 
Domenico, prima di tutto ti ringrazio per la disponibilità. Partendo dal tuo finale di carriera: ti sei ritirato prematuramente dall’attività calcistica, o perlomeno in anticipo rispetto alla media. Questo cosa ha comportato nella tua vita?
Già, mi sono ritirato in anticipo, perché le motivazioni non erano più quelle di un tempo e ho preferito smettere piuttosto che prendere in giro le persone che puntavano su di me. Dal punto di vista emozionale non ha comportato granché, ho scelto io di ritirarmi prima e non me ne pento. Dal punto di vista economico, e non solo, la mia vita e cambiata molto. Io dall’età di 32 anni, quando ancora giocavo, già pensavo a come investire i soldi, e questo forse mi ha un po’ distratto dal calcio, devo essere sincero. Quando raggiungi una certa età devi renderti conto di quanto sei stato fortunato, ma allo stesso tempo non devi essere stupido. I soldi finiscono ed è meglio investirli per garantire un futuro roseo a te e alla tua famiglia.
 
A proposito di famiglia: tu hai dei figli, hai pensato soprattutto a loro quando hai iniziato ad investire il tuo denaro?
Si , è ovvio sono stati il mio primo pensiero. Quando finisci di giocare, per mantenere un tenore di vita decente e garantire alla tua famiglia un futuro positivo devi investire. Pensi prima di tutto a loro, a dove abbiano le possibilità di vita migliori per vivere, poi investi. Non è un caso che abbia un ristorante qui a Parma.
 
Riguardo ciò, tu hai giocato in tantissime squadre e sei stato in città bellissime, come mai ti sei fermato a Parma e hai deciso di investire proprio qui?
Ci sono delle precisazioni da fare. E’ vero Parma è bellissima e mi sono sempre trovato bene, ma la ragione principale per cui ho aperto un ristorante in città non è perché avessi intenzione di viverci  a vita o per chissà quale altro romantico motivo. Molto semplicemente quando giocavo qui mi son fatto tantissimi amici e insieme ad uno di questi ho stretto una collaborazione che mi ha portato all’apertura del “Dolcevita”. Io non ho particolari passioni culinarie, è stato un caso, se devo essere sincero. Tant’è vero che poi nel tempo sono subentrate diverse problematiche e ho rilevato io l’intero locale. Ad ogni modo io e la mia famiglia viviamo a Parma perché stiamo bene, ma personalmente sono sempre in giro per lavoro in tutta Italia. Ho aperto anche altre attività: ho un hotel a Monopoli, l’“L’Abbraccio”, inoltre ho stretto collaborazioni in diverse parti d’Italia che mi permettono di gestire alcuni negozi di sigarette elettroniche.
 
Dal punto di vista economico dunque le cose vanno bene. Pensi che il soldi nel calcio siano troppi?
Il calcio non è più uno sport, è un business. Se io ho un cameriere che mi porta più clienti lo pago meglio di uno che mi fa un cattivo lavoro. Attorno a questo sport c’è tanta ipocrisia, non si deve pensare al calcio in se e per se, sparando a zero sui giocatori e sulle cifre che prendono. Il calciatore è attorniato da televisioni, pubblicità, sponsor, ci sono aziende e multinazionali che investono su di noi. Dunque il problema non è “il calciatore prende tanti soldi”, ma cosa gira intorno a questo sport, quali interessi ci sono. Poi certo se mi dici che i soldi che prendiamo sono eccessivi sono pure d’accordo…che poi dipende da giocatore a giocatore. Bisogna fare una analisi attenta ed intelligente di tutto ciò, non sparare a zero e andare per stereotipi, questo penso.
 
Senza alcun dubbio. Altri giocatori o comunque personaggi del mondo dello sport non hanno saputo sfruttare la loro fortuna e una volta finita la carriera sono caduti in miseria. Non tutti dunque hanno avuto la tua lucidità.
Io non sono nessuno per giudicarli. E’ vero ci sono tanti giocatori che hanno investito come me, altri meno. Noi calciatori siamo esseri umani, non siamo come ci descrivono. Abbiamo le stesse problematiche di un normale cittadino e talvolta possiamo incappare in scelte sbagliate. Certo viviamo in un mondo privilegiato, non lo posso negare, ma dobbiamo stare attenti comunque. Assieme ai tanti soldi, ci sono anche tante tentazioni e tante situazioni da gestire. Bisogna mantenere la lucidità giusta, perché se non la mantieni tutta la tua fortuna può trasformarsi in sfortuna irreversibile. Dico irreversibile perché il calcio ti riempie i giorni, le settimane, i mesi, gli anni. Se vuoi farlo a certi livelli non hai tempo per altro e dunque una volta finito tutto o hai investito bene i tuoi soldi, o subentrano grossi problemi. Io non mi permetto di giudicare nessuno, però certi esempi negativi dal punto di vista della gestione dei soldi, sono sotto gli occhi di tutti, e poi si fa la fame. Io stesso non posso stare troppo tranquillo, bisogna sempre curare ogni minimo particolare, non farsi fregare, tenere gli occhi aperti. La crisi è dietro l’angolo, e io che vengo da un piccolo paese dell’Abruzzo lo so bene. Avere i soldi ok, ma mai scordarsi da dove si è partiti.